Sbarco, nel vero senso del termine in questa penisola di pescatori, dove scopro subito che la loro fama risiede nel surf e la pesca della sardina, non a caso la prima frase che trovo entrando riporta esattamente questa dicitura “o país do surfar y do sardinha”.
Appena fuori le mura
Ci arrivai, se ben ricordo, perché Tania mi volle far conoscere Federico, mi disse di raggiungere questo ragazzo italiano anch’esso in giro all’avventura come me.
Arrivai nella piazzetta principale di Peniche entro le mura; graziosa cittadella tutta fatta di case basse e colorate, tipiche dei pescatori, vie a incrocio, tutto alla vista del passante.

Federico ed io andammo alla scoperta di questo nuovo paesino e ne osservammo gli abitanti nelle sue sfaccettature più locali, dai venditori di baccalaù, agli intrecciatori di reti per pesci, ai pescatori semplicemente riuniti al bar a raccontarsi aneddoti nel giorno di riposo.


Eravamo a nostro agio, ci cullavamo alla perfezione con questo popolo, nei loro discorsi, nella loro semplicità e nei loro cuori generosi.
Mangiavamo tosta mista e bevevamo birra sagres, eravamo come loro, chi ci avrebbe potuto smascherare.
Tentammo il surf, alla Praia del super Tubos, come quella di Baleal, le onde raggiungono altezze improponibili, e noi eravamo dei principianti alle prime armi, ci divertimmo molto, oltre a prendere delle gran botte.

Super Tubos beachCercai casa in quel posticino incantevole, la Senhora Maria fu una padrona di casa impeccabile.
“Piccolo inframezzo divertente: trovai La Senhora Maria mentre camminavo per le piccole case di Peniche facendo delle fotografie ai colori mozzafiato.
Sedute fuori dall’uscio tre donne, su tre sedie di plastica, sferruzzavano ciacolando allegramente, ne approfittai chiedendo se conoscessero qualcuno che affittava una stanza in una di quelle casette, mi dissero un nome, ma poi decisero di mollare tutto e accompagnarmi di persona”.
Casetta degradata che “sognavo” di ristrutturare e viverci
Arrivai a casa della Senhora Maria, una donna molto sveglia e pimpante, mi disse di avere origini britanniche, e mi fece l’interrogatorio, su chi fossi, da dove venissi, perché ero lì, sembrava la regina Elisabetta nel suo aspetto “regale”.
Scoprii anche essere un ottima insegnante; le sue lezioni mattutine di portoghese mi permettevano di rapportarmi con gli abitanti del paese, come credo mi abbia favorita molto anche la mia continua voglia di girovagare.
Mi erudì anche in merito ai piatti tipici e posti giusti dove assaggiarli. Il mio piatto preferito divenne subito il frango assado con arroz (pollo arrosto con riso).
Conobbi artisti e personaggi del quartiere, divenni amica di molti bambini, che ogni volta che mi vedevano rientrare da qualche avventura di giorni o settimane, mi fermavano puntualmente sui gradini delle loro case chiedendomi di raccontarne loro i particolari.
“Quella dell’incontro col cinghiale in Alentejo rimane di gran lunga la mia preferita, ricordo ancora i loro occhioni terrorizzati; ma anche quella è una lunga storia alla quale dedicherò un intero articolo chiamato “aneddoti” per i più curiosi“.
Nina, la guardiana del quartiere
Un Saluto va anche ad Anna con la sua Nina, proprietaria dell’Alto Astral, che mi ha voluto bene fin da subito.
E alla sua compagnia di ballerini e suonatori, che puntualmente mi invitavano di sabato in sabato al loro ritrovo artistico dove mettevano in scena ognuno la sua arte, chi di ballo, chi canora, cantando il Fado portoghese, chi alla chitarra.
Io li filmavo, per mantenere un ricordo di quegli attimi di condivisione che mi regalavano, facendomi sentire a casa.
Peniche era una penisola molto estesa, con all’interno delle mura la città ma all’esterno un percorso selvaggio a picco sull’oceano. Una “rotonda sul mare” la chiamerei.
Errando verso il faro di Peniche



